<?xml version='1.0' encoding='UTF-8'?><?xml-stylesheet href="http://www.blogger.com/styles/atom.css" type="text/css"?><feed xmlns='http://www.w3.org/2005/Atom' xmlns:openSearch='http://a9.com/-/spec/opensearchrss/1.0/' xmlns:georss='http://www.georss.org/georss' xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'><id>tag:blogger.com,1999:blog-21575282</id><updated>2011-04-21T20:27:35.081+02:00</updated><title type='text'>Giovanifoggia...il Blog</title><subtitle type='html'>Questo è il blog di confronto, condivisione e crescita reciproca dei giovani dell'arcidiocesi di Foggia-Bovino su temi inerenti lo studio, la fede, il lavoro, la vita. E' un servizio che il Servizio Diocesano per la Pastorale Giovanile offre ai propri giovanissimi e giovani. Alla luce del Vangelo, cerchiamo di tracciare alla luce di alcune proposte, delle piste di riflessione per uno stile di vita responsabile, libero, maturo.</subtitle><link rel='http://schemas.google.com/g/2005#feed' type='application/atom+xml' href='http://giovanifoggia.blogspot.com/feeds/posts/default'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/21575282/posts/default?max-results=100'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://giovanifoggia.blogspot.com/'/><link rel='hub' href='http://pubsubhubbub.appspot.com/'/><author><name>giovanifoggia</name><uri>http://www.blogger.com/profile/09887993029254415201</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><generator version='7.00' uri='http://www.blogger.com'>Blogger</generator><openSearch:totalResults>14</openSearch:totalResults><openSearch:startIndex>1</openSearch:startIndex><openSearch:itemsPerPage>100</openSearch:itemsPerPage><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-21575282.post-4290237767005675244</id><published>2007-02-27T12:39:00.000+01:00</published><updated>2008-12-13T07:39:22.346+01:00</updated><title type='text'>Culle contro l'aborto</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_o-HXrkwh_Mw/ReQZX8xC6NI/AAAAAAAAAAY/IcpHMdHF9os/s1600-h/neonato.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5036178182546581714" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; CURSOR: hand" height="187" alt="" src="http://4.bp.blogspot.com/_o-HXrkwh_Mw/ReQZX8xC6NI/AAAAAAAAAAY/IcpHMdHF9os/s320/neonato.jpg" width="199" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;L’India prepara una rete di orfanotrofi con l’obiettivo di offrire una alternativa alle interruzioni di gravidanza &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;font-size:85%;"&gt;Roma (Agenzia Fides) - Al fine di combattere i due milioni e mezzo di infanticidi e assassini di bambine che si registrano ogni anno in India, il Governo locale ha annunciato che metterà a disposizione delle culle in tutti i distretti del paese dove i genitori potranno lasciare le figlie appena nate quando non desiderano crescerle.Per molti genitori l’infanticidio, o il lasciare morire le proprie figlie, è preferibile piuttosto che pagare una dote alla famiglia del marito al momento in cui viene concordato il matrimonio...&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;font-size:85%;"&gt;Per ulteriori informazioni vai su questo link&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.fides.org/aree/news/newsdet.php?idnews=12114&amp;lan=ita"&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;font-size:85%;"&gt;http://www.fides.org/aree/news/newsdet.php?idnews=12114&amp;amp;lan=ita&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;www.giovanifoggia.org
&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/21575282-4290237767005675244?l=giovanifoggia.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://giovanifoggia.blogspot.com/feeds/4290237767005675244/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=21575282&amp;postID=4290237767005675244&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/21575282/posts/default/4290237767005675244'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/21575282/posts/default/4290237767005675244'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://giovanifoggia.blogspot.com/2007/02/culle-contro-laborto.html' title='Culle contro l&apos;aborto'/><author><name>giovanifoggia</name><uri>http://www.blogger.com/profile/09887993029254415201</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_o-HXrkwh_Mw/ReQZX8xC6NI/AAAAAAAAAAY/IcpHMdHF9os/s72-c/neonato.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-21575282.post-3644675558003600688</id><published>2007-02-26T18:23:00.000+01:00</published><updated>2008-12-13T07:39:22.547+01:00</updated><title type='text'>Sr Maria Celeste Crostarosa</title><content type='html'>&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/_o-HXrkwh_Mw/ReMcccxC6MI/AAAAAAAAAAM/WQeuk-RLJXA/s1600-h/MOTHER%2520MARIA%2520L2.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5035900083414165698" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; CURSOR: hand" alt="" src="http://1.bp.blogspot.com/_o-HXrkwh_Mw/ReMcccxC6MI/AAAAAAAAAAM/WQeuk-RLJXA/s320/MOTHER%2520MARIA%2520L2.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt; &lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;&lt;strong&gt;Una figura sicuramente da rivalutare e da far conoscere nella nostra Diocesi è quella della di Sr Maria Celeste Crostarosa, qui a Foggia riposano le sue spoglie custodite dalle Monache Redentoriste del SS. Salvatore da lei fondate. In questi mesi stiamo imparando a conoscere questa donna che tanto ha dato alla chiesa locale e non solo grazie al forte contributo che le monache stanno dando in questi mesi dal loro monastero alle nostre attività di evangelizzazione. Di seguito vi riportiamo un pò la storia di questa donna che dedico la sua vita al Signore.&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:Trebuchet MS;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:Trebuchet MS;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;Per la profondità dei suoi scritti spirituali, per la forza della sua personalità, per l’acutezza della contemplazione, è considerata una delle più grandi mistiche del Settecento italiano.&lt;/span&gt; &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;Nacque a Napoli il 31 ottobre 1696 con il nome di Giulia Marcella Crostarosa, figlia di Francesco Crostarosa e Paola Battistini Caldari, discendente da nobile famiglia di abruzzesi, signori dell’Aquila e Pizzoli. Precoce in intelligenza e capacità di ragionare, trascorse l’infanzia e l’adolescenza nella agiata serenità della sua casa, immersa in una profonda vita spirituale. Suo direttore fu don Bartolomeo Cacace, il quale le diede sicurezza nelle prime immancabili prove; nel 1716 insieme alla madre, accompagnò la sorella Orsola al monastero Teresiano di Marigliano, recentemente fondato e qui decise con convinzione, di restare anche lei, aveva 20 anni. Rimase nel convento sette anni, assolvendo con responsabilità e fermezza, gli incarichi che le vennero affidati; intanto essendo defunto il primo direttore spirituale, conobbe il padre Tommaso Falcoia dei Pii Operai, il quale nel 1720 aveva fondato a Scala (SA) un monastero sotto la regola della Visitazione e in questo convento Maria Celeste insieme alla sorella, si trasferì nel 1724, dopo la chiusura per forza maggiore del convento di Marigliano. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;Nei nove anni di Scala ella ebbe carismi celesti e persecuzioni umane; fattori che contribuirono a formarla alla santità più eroica ed ai faticosi compiti che l’aspettavano. Per citarne qualcuno: il 25 aprile 1725, ancora novizia, riceve la prima grande rivelazione, cioè quella che per mezzo suo il Signore avrebbe posto nel mondo un nuovo Istituto e le cui Regole erano contenute nella vita del Salvatore, “come un libro aperto”. In altra visione, Gesù le rivela l’abito del nuovo Istituto e le preannuncia le sofferenze che l’opera comporterà. Per ubbidienza alla maestra delle novizie, redige il testo delle regole, così come il Signore, in forma interiore le dettava, nel contempo pratica un rigoroso digiuno a pane ed acqua; dopo un certo tempo un consiglio di teologi napoletani, sollecitati dal padre Falcoia, approva il testo delle regole, confermando l’ispirazione divina. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;Nel settembre 1730 arriva a Scala per riposarsi, s. Alfonso de’ Liguori, fondatore dei Redentoristi, il quale conosciuta la nuova Regola, l’introduce nel monastero il 13 maggio 1731. Ben presto vennero i momenti bui, padre Falcoia creò difficoltà, rimaneggiando la Regola e imponendo alla madre Maria Celeste di accettare le correzioni, pena l’espulsione dall’Istituto. Nel 1733 la riformatrice Maria Celeste fu costretta a lasciare il monastero di Scala, dove aveva provato le più intense comunicazioni divine. Si ritirò a Nocera Inferiore, dove per incarico del vescovo locale, riformò il monastero di cui era ospite; trascorsi cinque anni incontrò il nuovo padre spirituale don Bernardino Sommantico, questo fatto rinvigorì e rese entusiasmante il nuovo periodo che le si presentava. Fu chiamata a Foggia per la fondazione di un monastero con la nuova Regola e quindi il 19 marzo 1738 Maria Celeste poté realizzare il sogno della sua vita consacrata, fondando il nuovo ramo delle Redentoriste o Suore del SS. Redentore, dando alle sue figlie, l’abito che Gesù le aveva rivelato, ben 14 anni prima, come divisa della nuova Istituzione. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;A Foggia, nei 17 anni della sua conduzione, formò le innumerevoli discepole alla santificazione, dando loro le ricchezze spirituali di cui era dotata e che ancora oggi sono preziosa eredità per le sue figlie (più di mille), sparse per il mondo. Godette della stima del fondatore s. Alfonso de’ Liguori; s. Gerardo Maiella le si confidava per lunghe ore, considerandola come una madre; dal popolo veniva chiamata la “santa Priora”. Morì a Foggia il 14 settembre 1755, la Causa per la sua beatificazione fu introdotta l’11 agosto 1901. Il suo pensiero, la sua spiritualità, le esperienze mistiche, sono contenute in numerosi scritti di notevole valore, conservati in ottimo stato; nata per dirigere, dotata di intelligenza non comune, possedeva le capacità per raggiungere quel che voleva, trascinando con la forza della persuasione e dell’esempio. L’autenticità delle rivelazioni circa il nuovo Istituto è universalmente riconosciuta; le Congregazioni dei Redentoristi e delle Redentoriste, la riconosce come la Madre che nel travaglio di una vita dolorosa e incompresa da molti, compì l’opera faticosa della gestazione della Congregazione. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;www.giovanifoggia.org
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È innegabile che la fede cristiana si sia progressivamente affermata a partire dal ceppo dell’ebraismo, non per via di eloquenza e di parole, ma manifestando grandezza d’animo. Ripercorrendone la storia, sovente si dimenticano le ostilità che il cristianesimo conobbe nei primi tre secoli, prima di assurgere – anche per opportunità politiche – a religione dell’imperatore. Sono i secoli delle persecuzioni, del martirio di intere generazioni di fedeli, dai vescovi all’ultimo degli schiavi: stagioni di sofferenze e di prove nei quali “il sangue dei martiri” diveniva “seme dei cristiani”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ancora oggi, se i cristiani sapessero restare solidamente attaccati (“fede” significa innanzitutto “adesione”) al nucleo centrale della buona notizia – la pienezza di vita offerta da Dio all’umanità intera attraverso il mistero dell’incarnazione, passione, morte e resurrezione di Gesù, suo Figlio e uomo come noi – non si lascerebbero dettare tempi e modalità della loro riflessione da romanzi e film di cassetta, non sarebbero turbati né dal sadismo sanguinario di chi si sofferma sulla passione di Gesù come atrocità disumana, né dalle scempiaggini di codici inventati che proiettano sul passato deformazioni tipiche di chi è abituato a confondere la realtà con la finzione. Le operazioni mediatiche attorno alla figura di Gesù che ci vengono imposte in questi ultimi anni sollevano in questo senso alcuni interrogativi alle comunità cristiane sul loro modo di porsi e di testimoniare la propria fede nel mondo di oggi. Interrogativi seri che rischiano invece di restare elusi se si accetta di inseguire una confutazione scientifica e storica a panzane astutamente assemblate per sfornare un prodotto di successo: a questi mistificatori di codici, infatti, non importa nulla dell’inattendibilità scientifica dei loro racconti. Non di questo si dovrebbero preoccupare i cristiani, ma piuttosto del fatto che la loro vita quotidiana non riesce più a dar conto della loro speranza: scopo della chiesa nei secoli, infatti, non è trasmettere una serie di convinzioni e di dati storici attraverso una gerarchia che li calerebbe su un popolino credulone e succube, e nemmeno di alimentare o proteggere misteriosi intrighi di potere, bensì fare in modo che ogni essere umano, di ogni tempo e di ogni luogo, possa incontrare Gesù di Nazareth come realtà vivente, possa sperimentare la vita piena che Dio ha pensato e voluto per l’umanità e il creato.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In queste settimane non sta accadendo nulla di nuovo e la storia testimonia che fin dalla sua nascita il cristianesimo ha dovuto confrontarsi con “altre” interpretazioni della figura di Gesù Cristo e del suo messaggio, il vangelo. D’altronde, lo stesso cristianesimo nasce plurale: diversi sono i quattro Vangeli, diverse le predicazioni dei primi missionari, diverse le letture sedimentate nelle numerose comunità sparse nell’area mediterranea. Certo, alla fine del i secolo queste comunità si riconoscevano in una confessione di fede convergente e possedevano alcuni testi (Vangeli e Lettere apostoliche) riconosciuti come autentiche testimonianze della vicenda di Gesù di Nazareth – vissuto, morto e risuscitato – confessato come il Signore della chiesa. Tuttavia nel ii secolo vanno perduti – assieme alle comunità di giudeo-cristiani spazzate via dalla tragedia delle conquiste di Gerusalemme da parte dei romani (prima nel 70 e poi nel 135 d.C.) - alcuni Vangeli, chiamati dai padri “degli Ebrei” o “degli Ebioniti”, mentre vengono elaborati altri testi che, accanto ai quattro Vangeli della grande chiesa, cercano di colmare “anni oscuri” della vita di Gesù, tempi su cui regnava il silenzio. La curiosità popolare aiutò la genesi e determinò la fortuna di questi testi fantasiosi, ricchi di elementi leggendari e miracolistici: così il Vangelo di Giacomo si interessa all’infanzia di Gesù, mentre quello di Pietro narra la risurrezione di Gesù quasi “in diretta”... Una creatività che tuttavia mostrava da un lato una curiosità non soddisfatta dalla predicazione ecclesiale e, dall’altro, una debolezza dei credenti di fronte al mistero scandaloso del Dio fattosi veramente uomo in Gesù e della sua morte infame sulla croce.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La chiesa non accettò mai questi testi come “canonici”, capaci cioè di essere “canone”, regola per la fede cristiana, ma li tollerò e a volte se ne servì per soddisfare il bisogno popolare di trovare il miracoloso, lo straordinario nella vita di Gesù oppure per rinforzare l’apologia del “Figlio di Dio” rifiutato e condannato a morte dal suo popolo, considerato perciò meritevole di essere condannato e sostituito dal “nuovo” popolo cristiano. Molti tratti di questi scritti erano antigiudaici, carichi di disprezzo per il popolo ebraico e forse anche per questo non furono accolti dalla chiesa che si limitò a conservarli e a usarli nella predicazione corrente. Così, pur esclusi dal canone ufficiale, essi hanno attraversato i secoli: basterebbe contemplare alcuni dipinti di Giotto per rendersi conto di come gli eventi narrati da quei testi abbiano influenzato la “biblia pauperum”, quella versione “povera” della Scrittura che erano le immagini sacre raffigurate nelle chiese.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sempre nel ii secolo emergono gruppi di cristiani marginali che producono interpretazioni di Cristo e del suo vangelo molto sofisticate: si ispirano a dottrine esoteriche che operano sincretismi con elaborazioni dualiste. Fiorisce la “gnosi”, dottrina in cui la materia e, quindi, la corporalità dell’uomo è disprezzata. È in questo ribollire di nuove dottrine che emerge anche il Vangelo di Giuda, contro cui reagisce già il grande Ireneo di Lione, denunciando questa “eresia dei cainiti”, i discendenti di Caino. Questi scritti – detti “apocrifi”, cioè nascosti, segreti – sono sempre stati noti alla chiesa, pubblicati in diverse epoche e traduzioni, anche ai nostri giorni, e hanno la loro utilità per comprendere il cristianesimo antico e le sue vicende. Ma tutti gli studiosi sono concordi nel ritenere che i quattro Vangeli canonici sono i più antichi, i più attendibili sul piano storico e, soprattutto, quelli maggiormente capaci di trasmettere gli insegnamenti di Gesù e il cuore del messaggio evangelico.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Perché, allora, tanto allarme e tanta deprecazione in questi giorni? Se la fede dei cristiani oggi fosse scossa da un romanzo mediocre ben congegnato o dal restauro archeologico di un apocrifo già noto, che fede sarebbe? Quale insegnamento è offerto abitualmente ai cristiani se le loro convinzioni sono così fragili da annebbiarsi di fronte alle immagini di una pellicola? A che discernimento spirituale sono stati abituati se non sanno distinguere tra l’ultimo scoop e ciò che è stato loro tramandato da secoli e per il quale uomini e donne di ogni dove hanno dato la propria vita?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sì, credo sia l’occasione di porsi domande serie all’interno delle comunità cristiane. C’è autentica conoscenza del fondamento storico della fede cristiana? Non c’è forse un prevalere della trasmissione dell’etica cristiana rispetto al suo fondamento che è l’evento di Gesù di Nazareth, la sua vita, la sua morte, la sua risurrezione? Va riconosciuto che, grazie al concilio, negli ultimi decenni la bibbia e il vangelo sono maggiormente presenti nella vita dei cattolici e che oggi esiste un rapporto diretto tra singolo cristiano e Libro in cui è contenuta la parola di Dio, ma poco si dice e si insegna sulla storia del cristianesimo e delle prime comunità cristiane. In questa “ignoranza diffusa” nella comunità cristiana diviene allora possibile il fascino e la seduzione di presunte novità sulla vita di Gesù e del cristianesimo antico.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma vorremmo essere più precisi in questa denuncia. Innanzitutto, da anni si è cercato di abituare i cristiani allo scoop: basta ricordare che periodicamente ricompare la notizia del ritrovamento di un frammento del Vangelo di Marco databile una quindicina d’anni prima della data stabilita da storici e biblisti. Si sono fatte battaglie contro “le lobby dei biblisti ufficiali ... l’esegesi dominate” e così si è allettata la curiosità dei semplici cristiani per ritrovare quelle parole che, uscite direttamente dalla bocca di Gesù, sarebbero diventate pagine scritte, quasi stenografate. E non ci si accorge che così si va alla ricerca di un fondamentalismo cristiano che esclude ogni mediazione ecclesiale e che contraddice proprio il principio cattolico. Se si accusano gli esegeti di tener nascosta la verità, prima o poi questa medesima accusa ricadrà sulla chiesa.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Cercando di leggere il fenomeno odierno in cui tornano alla ribalta testi apocrifi e gnostici eloquenti e accattivanti, occorre osservare che il problema è sempre lo stesso: curiosità quasi morbosa sui periodi oscuri della vita di Gesù, bisogno di “santificare” personaggi evangelici in cui ci si riconosce, desiderio di proiettare su Gesù i nostri sentimenti anziché far penetrare in noi i sentimenti di Gesù, rimozione dello scandalo della croce, cioè della morte ignominiosa e infamante patita da Gesù. L’immaginario umano si ferma dunque su Giuda il traditore e si cerca non solo di giustificarlo, ma di esaltarlo come eroe, riattivando processi psicologici in realtà impossibili da percorrere per noi oggi. Non sopportiamo che uno dei “dodici”, chiamati, scelti, amati da Gesù abbia tradito e preferiamo pensare addirittura a un patto di complicità tra vittima e traditore; non sopportiamo l’incredulità di Tommaso e forziamo il testo per farne uno che ha messo il dito nella piaga del corpo di Gesù risorto: il vangelo, infatti, di lui non dice che ha “toccato”, bensì che ha visto e ha creduto, manifestando così la beatitudine di chi ha creduto senza vedere.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;C’è poi la tentazione di ridurre Gesù non solo a immagini umane – e qui non è priva di colpe una predicazione che a forza di insistere sulla divinità di Gesù ne svuota l’umanità – ma alle nostre quotidiane banalità. Così, sulla croce Gesù avrebbe vissuto la tentazione del rimpianto per l’amore fisico, oppure sarebbe sfuggito alla morte di croce (con qualcun altro che ne avrebbe preso il posto, come recita il Corano) per continuare la propria vita, unendosi alla Maddalena, un altro dei personaggi del vangelo da secoli capace di accendere ogni tipo di curiosità... Che tristezza! Aveva ragione Goffredo di Strasburgo, il trovatore che già nel xii secolo si lamentava: “Il Cristo glorioso viene piegato come la stoffa di cui ci si veste: nella sincerità e nella menzogna è sempre ciò che si vuole che lui sia!”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E su tutti questi “pruriti di udire cose nuove” e sul tentativo di immaginare vicende di Gesù modellate sulla nostra desolante mediocrità, ecco anche le giustificazioni più raffinate fornite da nuovi gnostici, sovente ritenuti “maestri spirituali” all’interno delle stesse comunità cristiane, che spiegano come occorra “reinterpretare nella fede cristiana la dimensione del femminino, sempre vergine e sempre fecondo”, “reintegrare nel cristianesimo le potenzialità dell’amore carnale”, come sia “venuta l’ora di leggere la sessualità di Gesù”, “di capire che tutto è puro per i puri”...&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In realtà tutto questo obbedisce alla “religione fai da te”, in cui ognuno aggiunge alla sua fede un pizzico di quanto più gli piace, impegnando tutte le proprie energie intellettuali nel rifiuto dello scandalo della croce e della fondamentale realtà di un Dio fattosi uomo come noi in tutto eccetto che nella sudditanza al male. Sì, anche da questi testi antichi – comunque non anteriori al ii-iii secolo d.C. – si finisce con il prendere solo quello che garba: in un’epoca in cui si esalta il corpo e la sessualità, se ne cercano le tracce in testi gnostici che invece la disprezzano, così come si ascrivono ad antesignane del femminismo opere sprezzanti verso le donne...&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sì, la buona notizia della vita più forte della morte – il cuore del messaggio cristiano – ha ben poco a che fare con giochi di potere, mogli negate, discendenze occultate, interessi economici, meschinità travestite da nobili parole: questa è la triste realtà con cui ci confrontiamo ogni giorno, cristiani e non cristiani. Dalle pagine del Nuovo Testamento emerge invece ben altra speranza, testimoniata dai cristiani ma aperta a tutti: quella di un mondo in cui regni finalmente il rispetto dell’altro, il riconoscersi fratelli, l’armonia con il creato, la giustizia, la pace e la vittoria della vita sulla morte. Sta ai cristiani, al loro modo di presentare e comunicare il vangelo, alla loro capacità di narrare l’autentico volto di Dio la possibilità che questa parola di vita continui la sua corsa nella storia e nel mondo. Davvero la buona notizia che può destare la fede non è affidata a un libro o a una pellicola, ma a uomini e donne in carne e ossa: è la vita dei cristiani che deve essere un racconto credibile del vangelo, un racconto che nessun intrigo romanzesco può sconfessare.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Enzo Bianchi&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;http://www-1.monasterodibose.it/bianchi-work/s20060514.html&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;www.giovanifoggia.org
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&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/21575282-114786110285947084?l=giovanifoggia.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://giovanifoggia.blogspot.com/feeds/114786110285947084/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=21575282&amp;postID=114786110285947084&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/21575282/posts/default/114786110285947084'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/21575282/posts/default/114786110285947084'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://giovanifoggia.blogspot.com/2006/05/siamo-venuti-per-adorarlo.html' title='Siamo venuti per Adorarlo!'/><author><name>giovanifoggia</name><uri>http://www.blogger.com/profile/09887993029254415201</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-21575282.post-114745061372178011</id><published>2006-05-12T18:01:00.001+02:00</published><updated>2006-05-13T10:20:38.856+02:00</updated><title type='text'>FELICITA': MATERIA DI STUDIO!</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;a href="http://photos1.blogger.com/blogger/6329/2183/1600/felicit??.jpg"&gt;&lt;img style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; CURSOR: hand" alt="" src="http://photos1.blogger.com/blogger/6329/2183/320/felicit%3F%3F.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;Si chiama ‘Well-being’ e da qualche tempo è materia di studio nelle università, con teorie e tecniche di insegnamento. Tradotto in italiano il ‘vivere bene’ non è altro che lo studio e l’apprendimento della felicità. Si, perchè secondo gli studiosi, la felicità si può insegnare.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:georgia;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:georgia;"&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;I corsi universitari di felicità si basano sulla psicologia positiva e cioè cavare ciò che di buono c'è in un individuo, scoprirne le potenzialità e le risorse e svilupparle in relazione alla propria personale interpretazione del benessere e della qualità della vita. Insomma la felicità si può imparare a scuola. Cosa ne pensate? Secondo voi si può imparare a scuola? Qual è la cosa che vi rende più felice?&lt;/span&gt; &lt;/span&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;A&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;bbiamo tutto ciò che è necessario per essere felici?&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;www.giovanifoggia.org
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E’ quanto scrive Papa Ratzinger in uno dei passaggi salienti della sua prima enciclica, «Deus caritas est». L’uomo, spiega Ratzinger, è fatto di «anima e corpo» e «diventa veramente se stesso, quando corpo e anima si ritrovano in intima unità»: per questo «la sfida dell’eros può dirsi veramente superata, quando questa unificazione è riuscita».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Anche se «oggi non di rado si rimprovera al cristianesimo del passato di esser stato avversario della corporeità; di fatto, tendenze in questo senso ci sono sempre state - osserva il Pontefice - ma il modo di esaltare il corpo, a cui noi oggi assistiamo, è ingannevole». «Se l’uomo ambisce di essere solamente spirito e vuol rifiutare la carne come una eredità soltanto animalesca - spiega il Pontefice -, allora spirito e corpo perdono la loro dignità. E se, d’altra parte, egli rinnega lo spirito e quindi considera la materia, il corpo, come realtà esclusiva, perde ugualmente la sua grandezza». «Sì, l’eros vuole sollevarci in estasi verso il Divino - conclude Papa Ratzinger-, condurci al di là di noi stessi, ma proprio per questo richiede un cammino di ascesa, di rinunce, di purificazioni e di guarigioni».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;LA CHIESA NON FA POLITICA - Ma la prima enciclica di Benedetto XVI si sofferma anche su temi più «politici». «La Chiesa non può e non deve prendere nelle sue mani la battaglia politica per realizzare la società più giusta e possibile» spiega il Papa ponendo limiti all'azione diretta della Chiesa in campo politico. Spetta, invece, agli uomini di Chiesa, afferma Papa Ratzinger, dare «un contributo specifico» attraverso «la formazione etica» affinchè «le esigenze della giustizia diventino comprensibili e politicamente realizzabili». La separazione tra Chiesa e politica deve trovare applicazione anche nello statuto delle organizazioni caritatevoli promosse dalla Chiesa. Per il Pontefice infatti «L'attività caritativa cristiana deve essere indipendente da partiti ed ideologie». Benedetto XVI si sofferma poi sulla natura dello Stato giusto. «Uno Stato che non fosse retto secondo giustizia - ammonisce poi il Papa - si ridurrebbe ad una grande banda di ladri». Il concetto viene approfondito nella sezione sul rapporto tra giustizia, politica e fede.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;MARXISMO E GLOBALIZZAZIONE - Se il sogno marxista di una rivoluzione mondiale come panacea di tutti i mali è svanito, rimane aperto il problema della globalizzaizone economica rispetto al quale la dottrina sociale della Chiesa costituisce «un'indicazione fondamentale». Anche i grandi orizzonti storici ed economici del nostro tempo sono entrati nella prima enciclica di Benedetto XVI. «Il marxismo - afferma Ratzinger - aveva indicato nella rivoluzione mondiale e nella sua preparazione la panacea per la problematica sociale: attraverso la rivoluzione e la conseguente collettivizzazione dei mezzi di produzione - si asseriva in tale dottrina - doveva improvvisamente andare tutto in modo diverso e migliore. Questo sogno è svanito». «Nella situazione difficile nella quale oggi ci troviamo - afferma ancora il Pontefice - anche a causa della globalizzazione dell'economia, la dottrina sociale della Chiesa è diventata un'indicazione fondamentale, che propone orientamenti validi ben al di lá dei confini di essa: questi orientamenti- di fronte al progredire dello sviluppo - devono essere affrontati nel dialogo con tutti coloro che si preoccupano seriamente dell'uomo e del suo mondo».&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;strong&gt;&lt;/strong&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;www.giovanifoggia.org
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